Lavorare da dove vuoi non significa lavorare quando capita

«Lavorare da dove vuoi» è una frase bellissima. Racchiude la possibilità di scegliere dove vivere, di viaggiare senza dover concentrare tutto in poche settimane all’anno, di organizzare le giornate in modo diverso.

È anche una delle possibilità che abbiamo voluto creare con Evolution Travel.

Ma c’è una seconda parte di questa storia di cui si parla meno. Poter scegliere dove lavorare non ti toglie la responsabilità di farlo bene. Anzi, te la mette tutta nelle mani.

Perché lavorare da dove vuoi e lavorare quando capita sono due cose molto diverse.

La libertà non è una connessione Wi-Fi

Quando si parla di lavoro online, l’immagine è quasi sempre la stessa: un computer davanti al mare, magari un cocktail accanto e nessun pensiero all’orizzonte.

Il mare può esserci, naturalmente. Ma non è quello che fa funzionare un’attività.

Dietro ci sono preparazione, appuntamenti rispettati, clienti da ascoltare, problemi da risolvere. Ci sono anche giornate in cui avresti voglia di fare altro e invece devi portare a termine quello che hai promesso.

Un cliente che ti affida il proprio viaggio non dovrebbe avere un servizio migliore o peggiore a seconda del posto in cui ti trovi. Deve poter contare su di te.

La libertà riguarda il modo in cui scegli di organizzare il lavoro. Non elimina gli impegni che hai preso.

Quando nessuno ti controlla, devi imparare a guidarti

Avere qualcuno che stabilisce orari e priorità può essere limitante. Ma ti risparmia anche alcune decisioni.

Quando costruisci un’attività tua, quelle decisioni diventano parte del lavoro.

Devi capire a cosa dedicare tempo, quali competenze migliorare, quali richieste meritano attenzione immediata e quali possono aspettare. Devi occuparti dei clienti di oggi senza dimenticare di costruire le opportunità di domani.

Nessuno ti obbliga a fare formazione. Nessuno ti chiede ogni mattina se hai ricontattato una persona o completato una proposta.

Puoi rimandare. Solo che, a un certo punto, ne vedrai gli effetti.

È qui che si misura la differenza tra il desiderio di non avere un capo e la volontà di essere responsabile della propria attività. Il primo può essere una spinta iniziale. La seconda è ciò che ti permette di andare avanti.

Organizzarsi serve anche a smettere di lavorare

C’è però un equivoco che vorrei evitare: essere responsabili non significa essere disponibili a qualsiasi ora.

Non avrebbe molto senso cercare un lavoro più libero per poi ritrovarsi a rispondere continuamente ai messaggi, controllare il telefono durante ogni cena e sentirsi in colpa ogni volta che ci si prende una pausa.

Se il lavoro entra in ogni spazio della giornata, la possibilità di svolgerlo ovunque rischia di diventare l’impossibilità di lasciarlo da qualche parte.

Per questo credo che organizzarsi significhi anche stabilire dei confini. Comunicare con chiarezza quando si è disponibili, distinguere una vera urgenza da una richiesta che può aspettare, ritagliarsi momenti in cui essere presenti nella propria vita.

Un’attività che funziona dovrebbe permetterti, nel tempo, di gestire meglio le giornate. Non costringerti a essere sempre connesso.

Non devi dimostrare che sei sempre occupato

C’è una differenza importante tra lavorare bene e sentirsi continuamente al lavoro.

Passare la giornata davanti al computer non garantisce di aver fatto ciò che serviva. Allo stesso modo, concedersi un pomeriggio libero non significa prendere poco sul serio la propria attività.

Il punto è aver costruito le condizioni per farlo: impegni rispettati, scadenze sotto controllo, clienti seguiti con attenzione.

È questa, per me, una delle parti più interessanti del lavoro autonomo. Poter uscire dalla logica della presenza e ragionare sulla qualità di quello che fai.

Richiede onestà con se stessi. Perché puoi raccontarti di essere stato impegnatissimo, ma poi devi guardare che cosa hai davvero portato avanti.

Scegliere il proprio lavoro significa scegliere anche una vita

Quando penso al valore del nostro modello, non penso soltanto alla possibilità di lavorare da una città diversa o partire più spesso.

Penso alla possibilità di non dover scegliere necessariamente tra il luogo in cui vuoi vivere e l’attività che vuoi costruire. Di avere più margine per stare vicino alle persone a cui tieni. Di cambiare organizzazione quando cambiano le esigenze della tua vita.

Non succede automaticamente. Richiede tempo, competenze e scelte che non sono sempre comode.

Ma è un obiettivo che considero importante.

Il computer davanti al mare può essere una bella immagine. La soddisfazione più grande, però, è poterlo chiudere sapendo di aver lavorato bene e di avere ancora una parte della giornata da vivere.

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